Ultima modifica: 27 Gennaio 2020

Scrittori si diventa

A margine dell’incontro con l’autore Nicola Fossati… Leggendo si impara a mette sulla carta in modo chiaro i propri pensieri.

Prendo in prestito il titolo di un testo di formazione, Scrittori si diventa (Erickson, Jenny Poletti Ritz), al quale ho pensato immediatamente quando le classi terze hanno incontrato lo scrittore Nicola Fossati, autore del romanzo Il momento del risveglio (Ed. Lampi di stampa). Scrittori, dunque, non si nasce? No, Nicola non è nato con un libro in mano, semmai con un pallone da basket. Scrittori si diventa, ci ha spiegato, ma non ci si improvvisa: è necessario tanto allenamento, tanta fatica e un numero incalcolabile di libri. Solo leggendo si impara a mette sulla carta in modo chiaro i propri pensieri.

Nicola comincia il suo incontro con i ragazzi chiedendo quanti di loro leggono abitualmente: solo due o tre mani alzate per classe. Le ragioni: “non ho tempo” o, in uno slancio di sincerità, “non mi piace”. Dolore! Eppure, lo so, alla fine di queste due ore tutti vorranno il suo autografo e molti leggeranno il suo libro. Li ho visti i loro occhi incantati dalle parole di questo scrittore che offre ai ragazzi la sua esperienza di adolescente che, come loro, ha avuto un mondo dentro difficile da reprimere e che “manifesta pensieri e stati d’animo con espressioni del viso assai più eloquenti di qualsiasi parola”. Si avvicina ad un libro quando è già alla fine delle medie (una versione per ragazzi dell’Iliade e, qualche anno dopo, Virus, un libro dalla copertina verde fosforescente che lo richiama tra i tanti ammassati in una cesta qualunque di un qualunque supermercato), quando ancora è tutto preso dallo sport che lo salva dalle vicende imprevedibili della vita e non sospetta che il suo destino sia altrove e che “da grande” avrà uno studio ricoperto di libri su tutte e quattro le pareti. Le due ore con i ragazzi passano veloci discutendo di sogni, fantasia, curiosità, scelte, Natura ed emergono tante riflessioni, persino audaci paragoni con Leopardi (quale gioia per me! grazie, Caterina, per aver dato un senso alle ore di letteratura).
Nicola ha aperto le porte della scrittura ai nostri studenti, invitandoli ad entrare in un libro come si entra nella vita delle persone. Nel suo caso il protagonista del libro, Sidney, prende spunto dalla sua vita, dal percorso di maturazione che ogni adolescente deve affrontare per diventare adulto. Ha parlato con grande onestà e a cuore aperto a tutti i ragazzi delle terze, li ha incantati con la sua storia, li ha travolti, rivelando loro che ogni libro è un viaggio e che la parola scritta rende veri, concreti i nostri pensieri; li fissa per sempre, li cristallizza, evitando che si perdano, sommersi dalle migliaia di stimoli che ci assalgono. Gli scrittori, infatti, fanno un grande favore al resto dell’umanità: mettono nero su bianco la nostra anima, sentimenti e strategie di cui a malapena, nella maggior parte dei casi, siamo consapevoli. La scrittura è chiarezza, è calma, è lucidità. E mentre lo scrittore mette ordine dentro e fuori di sé, il lettore vive innumerevoli vite, infinite avventure: l’immedesimazione ci spinge ogni volta un po’ più in là nella conoscenza di noi stessi, del mondo e degli altri. Ci rende empatici e in grado di guardare le altre persone come specchi di noi stessi. Quante vite potremmo vivere grazie ad un libro? Quante esperienze potremmo fare? Quante persone potremmo essere? Saremmo, infine, uomini migliori se leggessimo di più?

Grazie, Nicola, per aver stimolato queste considerazioni e per aver insinuato nei nostri alunni l’idea dell’immenso potere che hanno con una penna tra le dita.

Prof.ssa Deborah Brunelli