Ultima modifica: 11 Dicembre 2019

La strada dentro

Percorsi d’orientamento. “Una strada dentro ce l’hanno tutti…”

“Una strada dentro ce l’hanno tutti, cosa che facilita per lo più l’incombenza di questo viaggio nostro e solo raramente lo complica”. Così Padre Pluche, uno dei protagonisti del romanzo Oceano Mare di Baricco, riflette quando si trova a dover scegliere la strada da prendere. Una strada vera, fatta di sassi e polvere, ma anche una strada che vede sgretolarsi di fronte ai suoi occhi pur non vedendola davvero. La strada dentro, la chiama lui. Tutti abbiamo provato e proviamo questa sensazione di fluidità e incertezza: non sapere dove si è diretti, dove approderanno le nostre scelte, dove ci condurranno i se e i ma, quindi possiamo capire facilmente lo stato d’animo di molti nostri studenti che, insieme alle loro famiglie, sono alle prese con la questione orientamento dopo la terza media. Che fare?

Il dott. Flavio Albrici ha incontrato poche settimane fa genitori e studenti per illustrare loro il sistema di istruzione italiano, suddiviso in quattro grandi aree: istruzione liceale, tecnica, professionale e istruzione e formazione professionale. Con le classi terze ha specificato, ancora prima di cominciare la chiacchierata, che non si tratta di un sistema gerarchico: togliamoci quindi dalla testa l’idea, errata, che optare per un tipo di formazione piuttosto che per un altro significhi valere di più o di meno. E’ l’impegno che lo studente mette in ciò che fa a dare valore al percorso che intraprende. I docenti, da parte loro, hanno proposto una serie di test allo scopo di permettere ai ragazzi di ragionare su se stessi, sulle proprie attitudini e capacità, sulla voglia di studiare e sul rapporto con la scuola. Soffermarsi anche sugli aspetti pratici della scuola scelta – dal numero di ore di lezione, al mezzo di trasporto necessario, alle discipline affrontate – non è irrilevante e costringe gli alunni a confrontarsi con i propri sogni e con quanto sono o non sono disposti a dare per raggiungerli.

 

L’esperienza, infine, di Bassa che Grande, ha permesso ai nostri ragazzi di accostarsi a chi ha già compiuto i primi passi fuori dalla scuola media. Sono i primi passi liberi perché mossi facendo i conti con la possibilità di sbagliare: sono la prima, forte assunzione di responsabilità che i nostri alunni hanno il dovere e il diritto di compiere avendo prima di tutto a cuore se stessi, ascoltando ciò che suggerisce loro la strada dentro.

 

Deborah Brunelli